
Ursula Von Der Leyen e la nuova colpa dei cittadini europei: risparmiare
«L’Europa ha dei risparmi, purtroppo questi risparmi sono pigri. Oggi 10.000 miliardi di euro di risparmi delle famiglie giacciono sui conti bancari. L’Europa deve ora metterli al servizio delle imprese ed è proprio questo l’obiettivo dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti.»
La frase di Ursula von der Leyen, pronunciata nel suo intervento alla REF 2026, mi viene difficile da non leggere con un certo stupore.
I risparmi degli europei sono “pigri”.
Non sono il risultato di anni di lavoro. Non sono sacrifici. Non sono denaro accantonato per affrontare una malattia, la perdita del lavoro, una bolletta imprevista, l’università dei figli o una pensione che fa sempre più paura.
No.
Sono pigri!!
Perché stanno sul conto invece di essere messi al lavoro per finanziare l’economia fallimentare dell’UE?
È una curiosa evoluzione del concetto di proprietà: prima si chiede al cittadino di lavorare, poi di pagare le tasse e poi di affrontare inflazione e rincari. E se questo riesce a mettere qualcosa da parte, gli si spiega che quei soldi stanno facendo troppo poco.
Dovrebbero lavorare anche loro.
Naturalmente nessuno vuole prendere i risparmi dei cittadini (magari non nell’immediato). Si vuole semplicemente “mobilitarli”.
Una parola elegante, rassicurante, quasi terapeutica.
Perché dire “vorremmo che i vostri soldi coprissero i fallimenti gestionali ed economici che abbiamo creato noi” suona molto meno elegante.
Eppure c’è una domanda che l’Unione Europea dovrebbe porsi prima di guardare con aria rapace ai 10.000 miliardi degli europei:
perché i cittadini preferiscono tenere i propri soldi al sicuro invece di investirli nell’economia europea?
Forse non sono risparmi pigri.
Forse sono cittadini che, grazie a loro, hanno imparato a non fidarsi del futuro o meglio, hanno imparato a non fidarsi del futuro che loro suggeriscono.
E prima di chiedere ai loro soldi “pigri” di lavorare, sarebbe interessante capire perché dopo tutti questi fallimenti ci siano ancora sempre gli stessi volti a governare.








