
Crescere in un Mondo senza Istruzioni
Da molto tempo ormai incontro nel mio studio ragazzi e ragazze delle nuove generazioni. Arrivano con paure, inquietudini e domande, ma sempre più spesso mi accorgo che cercano qualcosa di più profondo di una risposta: un luogo nel quale poter pensare senza che qualcuno abbia già deciso cosa debbano pensare.
Nei nostri confronti affrontiamo temi complessi: dalla filosofia alla politica, dal senso della vita alle relazioni umane, fino all’uso consapevole delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Parliamo di informazione, manipolazione, propaganda e condizionamento culturale. Non cerco di consegnare loro risposte definitive, ma strumenti per costruire domande migliori e sviluppare un pensiero autonomo.
Vivono immersi in una quantità di informazioni che nessuna generazione precedente ha conosciuto e proprio questa abbondanza, rischia di produrre una nuova forma di povertà: quella della comprensione. Sanno raggiungere qualsiasi informazione, ma non sempre hanno imparato a interrogarsi su chi l’abbia prodotta, perché venga mostrata loro e quale realtà contribuisca a costruire.
È facile definirli fragili, viziati, incapaci. Ma forse dovremmo avere il coraggio di guardarci prima allo specchio. Noi adulti abbiamo consegnato loro tecnologie potentissime senza offrire, con la stessa attenzione, una filosofia per attraversarle. Abbiamo insegnato loro a connettersi al mondo, ma dimenticato di insegnare loro come connettersi a se stessi.
La questione non è togliere loro la tecnologia, ma restituire loro strumenti per comprenderla: insegnare a dubitare senza diventare cinici, a scegliere senza farsi scegliere e a utilizzare l’intelligenza artificiale senza delegarle la nostra capacità di pensare.
Le nuove generazioni non sono disinteressate alla vita, come qualcuno pensa. Sono alla ricerca di un senso, di un confronto autentico, di una voce credibile capace di parlare con loro e soprattutto, di ascoltarle.





