
La classe politica italiana sembra aver dimenticato una cosa imbarazzante: il suo compito è governare l’Italia, non il proprio profilo social.
Centrodestra, centrosinistra, estrema destra, estrema sinistra, progressisti, moderati e chi più ne ha più ne metta: tutti dentro il circo.
Cambiano colori, bandiere e nemici, ma lo spettacolo è identico: uno pubblica, l’altro risponde, il primo provoca, il secondo rilancia. E il pubblico applaude, si indigna e fa il tifo.
Peccato che fuori dal circo ci sia un Paese: sanità, scuola, infrastrutture, burocrazia, giustizia, debito, demografia, energia e competitività. Problemi che richiedono competenza, coraggio, sacrificio e una visione capace di guardare oltre la prossima elezione.
E così la politica diventa una guerra per conquistare solo il consenso. Non più cittadini, ma tifosi.
La cosa più triste è che, dopo decenni di spettacolo, ci sia ancora chi discute su quale attore sia il migliore.
Si difendono partiti e leader come squadre di calcio, dimenticando la domanda: che cosa hanno fatto realmente per l’Italia?
Mentre ci si convince che la partita sia destra contro sinistra, dimentichiamo che l’Italia è inserita nell’UE, nella NATO e in una rete di trattati e vincoli internazionali che condizionano le scelte di ogni Governo.
Forse il problema non sono i partiti, ma anche i cittadini che continuano a tifare.
Abbiamo trasformato la politica in appartenenza e il cittadino in spettatore.
Il bene di un Paese non sta a destra, a sinistra o al centro: sta in alto!!
Guardare l’Italia dalla propria parte è vedere soltanto una fazione; cercare di guardarla dall’alto potrebbe permettere di scorgere una Nazione.








