
Dall’Archivio Arcivescovile di Cagliari riemergono le lettere inedite dei Dessì, mercanti di Stampace attivi tra il 1400 e il 1500. Il nuovo libro di Giuseppe Seche per Viella racconta un Mediterraneo di scambi, alleanze e vita quotidiana, dove la Sardegna non era periferia ma crocevia.
Nel cuore del Mediterraneo tardomedievale, mentre le rotte commerciali intrecciavano le coste iberiche a quelle italiane e nordafricane, una famiglia di mercanti cagliaritani costruiva la propria fortuna con intraprendenza e fiuto per gli affari. Erano Antoni, Arnau, Julià e Nicolau Dessì, nati e residenti nel quartiere di Stampace, e tra il 1400 e il 1500 seppero ritagliarsi un ruolo di primo piano in un panorama economico che aveva come teatro l’intero bacino del Mediterraneo. Armatori, navigatori, commercianti, ma soprattutto uomini capaci di tessere rapporti fiduciari con i colleghi iberici e italiani, in un’epoca in cui la fiducia valeva quanto una lettera di cambio. Padre e figli votati agli scambi, sagaci e intraprendenti, osservatori attenti degli avvenimenti politici e sociali, riemergono oggi dal passato grazie a un prezioso e accurato studio firmato da Giuseppe Seche e appena pubblicato da Viella: “Un mare di mercanti. Il Mediterraneo tra la Sardegna e l’Aragona nel tardo Medioevo” (pagg. 308, € 35).
Non è un libro qualunque. È una tappa importante nelle indagini storiche e archivistiche europee, perché porta alla luce una fonte che in Sardegna non ha eguali. “Questo studio – racconta l’autore, assegnista di ricerca presso l’Università di Cagliari e docente a contratto di Storia Medievale nell’Università di Sassari – si basa su una fonte nuova ed eccezionale, rappresentata da un centinaio di lettere commerciali conservate presso l’Archivio Arcivescovile di Cagliari. Tre corposi faldoni, intestati alla famiglia cagliaritana Dessì, racchiudevano una preziosa corrispondenza inedita composta da lettere, biglietti e atti di compravendita. Attraverso lo studio di questi documenti è emerso un panorama del tutto nuovo, nel quale la famiglia Dessì rivestiva un ruolo di rilievo negli scambi e nei commerci tra la Sardegna e i paesi del Mediterraneo”.
Un archivio che riscrive la storia dell’isola
Sono oltre cento i documenti esaminati e pubblicati da Seche, che si rivela abile nel raccontare anche le spigolature e le curiosità. Come nel caso delle missive inviate dal capofamiglia, Julià Dessì, a uno dei figli, nelle quali racconta la ribellione di Sassari capeggiata dalla famiglia Gambella contro il Viceré, con arresti e condanne a morte che tanto impressionarono la popolazione. Episodi che, letti attraverso gli occhi di un mercante, assumono un sapore del tutto diverso e restituiscono il polso di una società in fermento, attraversata da tensioni politiche e sociali.
Ma il cuore del libro batte nei porti, nei magazzini, sulle rotte commerciali. La documentazione offre una chiave di lettura inedita dei traffici da e per la Sardegna: dal Campidano partivano, con la flotta armata dai Dessì, ingenti quantità di formaggi di vario tipo, pasta di grano e prodotti semilavorati. Le stesse navi portavano sull’isola spezie, saponi, armi e tessuti pregiati, a dimostrazione non solo del potere d’acquisto della classe alta isolana, ma anche della raffinatezza nei gusti e nel vestire. Un ritratto che scalfisce l’immagine di una Sardegna periferica e marginale, restituendole il ruolo di protagonista negli scambi mediterranei.
Anche le donne scrivevano: la sorpresa negli archivi
C’è poi un aspetto che ha sorpreso lo stesso autore: il livello di scolarizzazione del ceto commerciale. Le lettere scritte dai Dessì, dai loro corrispondenti e persino da artigiani e piccoli produttori mostrano il volto nuovo di una Sardegna capace di dialogare e interagire con il mercato mediterraneo. Tra le curiosità più affascinanti, anche i biglietti scritti con grafia precisa da mani femminili, segno di una presenza attiva delle donne all’interno della rete commerciale e familiare. Un dettaglio che apre scenari nuovi sulla condizione femminile nell’isola tardomedievale.
“L’archivio della famiglia Dessì – precisa Giuseppe Seche – non ha eguali in Sardegna e mostra in pieno l’attività quotidiana dei mercanti stampacini: il tutto con una dovizia di particolari e descrizioni che riguardano luoghi e porti d’approdo, scambi e intraprese economiche. Una fonte importantissima, quindi, per conoscere attraverso queste microstorie vicende più ampie”.
La peste, la politica, la vita quotidiana: il Mediterraneo in una lettera
Sarà Antoni a narrare, nelle lettere al padre, della peste che imperversa a Valenza nel 1490, con un resoconto puntuale e preciso sui decessi e sui contagi. Un documento che, al di là del suo valore storico, assume quasi il tono di una cronaca drammatica e coinvolgente, capace di restituire la paura e l’incertezza di un’epoca segnata da epidemie e instabilità.
Il lavoro di Seche è dunque un contributo scientifico di primo piano per la comprensione delle vicende mediterranee, ma si rivela anche un libro di storie vissute, capace di trasportare il lettore a bordo di quella Santa Maria armata da Julià Dessì da Stampace. Nocchiero, questa volta, di un viaggio accattivante nel nostro passato: tra rotte commerciali, tempeste politiche e quotidiane vicende umane. Un viaggio da cui si torna con la sensazione di aver conosciuto da vicino un pezzo di Sardegna che, fino a oggi, era rimasto sepolto negli archivi.








