
Pensi sia follia:
come hanno fatto
a renderti quello che sei?
Ti senti ridere
ma non capisci
da dove provenga
il suono.
Sei un tamburo lontano,
eco di te stesso
mentre scivoli
con la pioggia.
Il resto è illusione:
questo respirare,
la sola realtà.
Potresti piangere
e nessuno
se ne accorgerebbe.
Non puoi fare altro:
ritorni a te,
cosi come le onde
ritornano al mare
che le ha generate,
partorite,
martoriate,
offese.
Come?
Involontariamente
esistendo.
La natura di ognuno di noi
meriterebbe
una poesia diversa,
una storia differente,
ogni tanto un lieto fine.
Qui c’è solo un’altra riga.








