
Tra verità annunciata, audience e una politica che rischia di diventare spettacolo Fabrizio Corona è tornato a fare ciò che gli riesce meglio: far parlare di sé.
Questa volta, però, non attraverso una nuova rivelazione o l’ennesimo caso mediatico, ma attraverso la politica. Il suo nuovo movimento, “Per la Verità”, è stato presentato pubblicamente proprio in queste ore.
Ma c’è un dettaglio tutt’altro che secondario: Corona non può candidarsi personalmente.
Non si tratta di un giudizio politico, né di un’opinione. La sua condanna definitiva ha comportato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, circostanza che ha già impedito la sua candidatura alle amministrative di Catania.
Ed è qui che comincia la vera domanda.
Che senso ha costruire un partito attorno a un leader che, almeno allo stato attuale, non può essere candidato?
La risposta potrebbe essere molto più semplice di quanto sembri: attenzione, visibilità, consenso e soprattutto pubblico.
Non è necessario sostenere che il progetto sia finto. Non lo sappiamo. Corona ha effettivamente annunciato un movimento politico e ne ha presentato anche un programma. Ma è legittimo chiedersi se, almeno in parte, la politica non rappresenti per lui anche l’ennesima straordinaria macchina di comunicazione.
Del resto, il meccanismo è quello che conosciamo: provocare, dividere, promettere rivelazioni, individuare nemici, alimentare curiosità e trasformare ogni polemica in una nuova occasione di esposizione.
Il problema nasce quando il personaggio diventa più importante del progetto.
Corona sembra avere una fiducia sconfinata nella propria capacità di catalizzare l’attenzione. È una caratteristica che può essere straordinariamente efficace nel mondo della comunicazione. Ma la politica richiede qualcosa di diverso.
Richiede pazienza. Mediazione. Competenza. Responsabilità. Capacità di accettare il dissenso senza trasformare ogni oppositore in un nemico.
E soprattutto richiede programmi.
Perché la politica non può ridursi alla promessa di conoscere segreti che gli altri non conoscono.
Non può essere soltanto una sequenza di “io so”, “io vi dirò”, “io smaschererò”. Una democrazia seria non si governa con il sospetto permanente e nemmeno con la rabbia.
La rabbia può generare consenso.
Le polemiche possono generare visualizzazioni.
Il mistero può generare curiosità.
Ma nessuno dei tre è un programma di governo.
E qui emerge forse il limite più evidente dell’operazione Corona: il rischio che la politica diventi semplicemente un’estensione del suo personaggio pubblico.
Un partito dovrebbe sopravvivere al suo fondatore. Dovrebbe avere una classe dirigente, idee, regole interne, una visione dello Stato. Non dovrebbe dipendere dalla capacità quotidiana del leader di produrre una nuova polemica.
Altrimenti non siamo davanti a una nuova politica.
Siamo davanti a un nuovo format politico.
E forse è proprio questo il punto più interessante da osservare.
Corona ha annunciato per mesi la propria intenzione di entrare in politica: già a febbraio parlava di un movimento e persino della possibilità di candidarsi alle elezioni del 2027. Successivamente ha continuato ad alimentare il progetto, arrivando ad annunciare pubblicamente la nascita del partito.
Ma oggi sappiamo anche che la candidatura personale non è possibile.
Dunque resta una domanda, volutamente scomoda: quanto di questo progetto nasce dalla volontà di cambiare la politica e quanto dalla volontà di continuare a occupare il centro della scena?
Non spetta a un giornale dare una risposta definitiva. Spetta ai fatti.
E i fatti, questa volta, dovranno essere più forti delle provocazioni, più concreti delle rivelazioni e più seri dei titoli.
Perché se Corona vuole davvero entrare nella politica italiana, dovrà dimostrare una cosa che nel mondo dello spettacolo non è indispensabile: saper costruire senza dover necessariamente distruggere.
E soprattutto dovrà dimostrare che dietro il personaggio esiste un progetto capace di vivere anche senza il personaggio.
Fino ad allora, il sospetto è inevitabile: che più che un partito stia nascendo un’altra straordinaria occasione per Fabrizio Corona di parlare di Fabrizio Corona.







