
Sicurezza nel Mar Rosso: il pragmatismo del governo Meloni rompe le catene della burocrazia UE
ROMA – Di fronte all’aggravarsi della crisi geopolitica nello stretto di Bab el-Mandeb, l’Italia sceglie la via della concretezza. Mentre i meccanismi decisionali di Bruxelles continuano a mostrare i limiti di una macchina burocratica lenta e farraginosa, il governo guidato da Giorgia Meloni rivendica il primato dell’interesse nazionale e della prontezza operativa.
L’affondo decisivo porta la firma del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che con pragmatismo ha tracciato la linea: l’Italia e la sua Marina Militare non possono permettersi di restare alla finestra in attesa dei tempi di coordinamento della missione europea Aspides. Di fronte alle minacce concrete dei ribelli Houthi, che mettono a rischio le catene logistiche e l’economia del Paese, la parola d’ordine è “autonomia”.
La palude di Bruxelles e il coraggio di Roma
La missione UE Aspides, pur mossa da nobili intenti di difesa del traffico marittimo, sconta i cronici difetti delle istituzioni comunitarie: lunghe catene di comando, veti incrociati e una prudenza procedurale che mal si concilia con l’immediatezza richiesta da un teatro di guerra. Ogni ora di esitazione a Bruxelles si traduce in milioni di euro di danni per i porti italiani e per le aziende nazionali, costrette a subire il blocco delle rotte o l’impennata dei costi assicurativi.
In questo scenario di immobilismo europeo, la leadership del governo Meloni si distingue per tempestività e visione strategica. Ordinando alla Marina Militare di pianificare e attuare interventi di scorta unilaterali a tutela delle navi di interesse nazionale, Crosetto ha dimostrato come la tutela della sicurezza e dell’economia non possa essere subordinata ai via libera di una cabina di regia distante e rallentata dalle diplomazie.
La Marina italiana: un’eccellenza pronta all’azione
La scelta del Ministero della Difesa non è un atto di isolazionismo, ma una prova di efficienza geopolitica. L’Italia dispone nell’area di assetti navali di primissimo livello, già pronti a intervenire. Svincolare queste risorse dai rallentamenti burocratici dell’Unione Europea significa valorizzare l’eccellenza delle nostre forze armate e garantire una risposta immediata alle richieste d’aiuto del nostro comparto mercantile.
Con questa mossa, l’esecutivo Meloni lancia un segnale chiaro ai partner internazionali: l’Italia rispetta le alleanze, ma non accetta che la lentezza d’Europa diventi una zavorra per la sicurezza dei propri cittadini e delle proprie imprese. Quando la burocrazia europea tentenna, il pragmatismo di Roma agisce.








