
L’esponente della Lega: «L’innovazione non va fermata, ma regolata. La tecnologia deve restare al servizio della persona»
ROMA, 8 settembre 2026 – L’intelligenza artificiale sta modificando in profondità il modo in cui viviamo, lavoriamo e produciamo. Una trasformazione destinata ad avere conseguenze sempre più rilevanti anche sul piano occupazionale e sociale, rispetto alla quale la politica è chiamata non soltanto a interrogarsi, ma a elaborare strumenti capaci di accompagnare il cambiamento.
È il tema affrontato da Armando Siri, responsabile nazionale dei Dipartimenti della Lega, intervenuto alle Officine Farneto di Roma in occasione dell’incontro“In tua difesa, verso la Finanziaria 2027”, promosso dalla Lega.
Secondo Siri, quella determinata dall’intelligenza artificiale è una vera e propria nuova rivoluzione tecnologica, capace di offrire opportunità considerevoli ma, al tempo stesso, di mettere in discussione numerose professionalità e modalità tradizionali di lavoro.
Nel suo intervento, l’esponente leghista ha richiamato alcune stime del World Economic Forum relative alla possibile perdita di posti di lavoro nei Paesi del G7 nei prossimi anni, sostenendo che anche l’Italia potrebbe essere significativamente interessata dal fenomeno.
Il punto, tuttavia, non sarebbe quello di opporsi al progresso tecnologico, quanto piuttosto quello di impedire che il progresso si trasformi in una sostituzione indiscriminata della persona.
«La politica non può limitarsi a osservare, ma deve governare questo cambiamento e tutelare il lavoro umano», ha dichiarato Siri.
Da questa impostazione prende le mosse anche il lavoro portato avanti insieme a Claudio Durigon, finalizzato alla proposta di un intervento legislativo sull’impatto delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale sul lavoro e, più in generale, sulla società.
La posizione espressa da Siri non è quella di un rallentamento dell’innovazione. Al contrario, l’obiettivo dichiarato è quello di accompagnarla attraverso un sistema di regole adeguato alla portata della trasformazione.
«Non vogliamo fermare l’innovazione, sarebbe impossibile oltre che sbagliato. Vogliamo stabilire regole affinché la tecnologia rimanga al servizio dell’uomo e non sia l’uomo a diventare una variabile sacrificabile del progresso», ha affermato.
Dalla perdita del posto di lavoro alla nuova occupazione
Uno degli aspetti più delicati riguarda la transizione occupazionale. Se l’intelligenza artificiale e l’automazione sono destinate a sostituire determinate mansioni, la risposta delle istituzioni non può, secondo Siri, esaurirsi nell’erogazione di forme di sostegno economico.
«A chi perde il lavoro perché sostituito dalla tecnologia non possiamo offrire come unica risposta un sussidio: servono formazione, nuove opportunità e valorizzazione delle competenze».
Una riflessione che merita di essere estesa oltre il dibattito politico: la vera sfida dell’intelligenza artificiale non sarà soltanto stabilire che cosa una macchina sarà in grado di fare, ma decidere quale posto intendiamo continuare ad assegnare all’essere umano. Il progresso, per essere realmente tale, non può misurarsi soltanto nella velocità degli algoritmi o nella capacità di ridurre i costi, ma anche nella sua capacità di preservare dignità, autonomia e possibilità di realizzazione personale.
Minori e social network: la tutela delle nuove generazioni
Nel corso dell’intervento, Siri ha inoltre collegato il tema della trasformazione tecnologica a quello della tutela dei minori, richiamando la proposta di legge volta a limitare l’utilizzo dei social network da parte degli under 15.
Un tema che, secondo l’esponente della Lega, riguarda direttamente la formazione delle nuove generazioni e coinvolge responsabilità diverse: dalla famiglia alla scuola, fino alle istituzioni.
«Dobbiamo occuparci dei nostri ragazzi e proteggerli in una fase decisiva per la formazione della loro identità», ha sostenuto Siri, indicando nella collaborazione tra famiglie, scuola e politica uno degli elementi fondamentali per affrontare le conseguenze della rivoluzione digitale.
Il filo conduttore dell’intervento rimane dunque la necessità di governare, anziché semplicemente subire, la trasformazione tecnologica.
L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante del presente e appare destinata a diventare sempre più centrale nel futuro economico e sociale. La questione non sembra quindi essere se fermarla, ma quali limiti, garanzie e responsabilità debbano accompagnarne lo sviluppo.
«La sfida è fare in modo che l’Italia non subisca questa rivoluzione, ma sappia governarla», ha concluso Siri. «Innovazione e tutela dell’essere umano devono procedere insieme. La politica deve anticipare i cambiamenti e costruire oggi le regole necessarie per garantire lavoro, dignità e futuro alle prossime generazioni».







