
I pianeti girano al tuo cospetto,
gli oceani riemergono, Atlantide e le civiltà sommerse,
perse le piume di fenicottero sul tuo corpo.
Un coro di cherubini,
suona sinfonie e spartiti angelici dinanzi la tua presenza profana.
Come Battiato cantava, per capire meglio l’essenza,
la poesia riecheggia l’assenza di immortali e sensuali doni nelle scatole che ora aprirò.
L’esistenza degli astri si degusta, gustando assenzio nel vento,
germogli si inchinano e nello stesso cosmo,
si appanna come dietro i vetri d’inverno.
Riflessione:
Viviamo in un’epoca decadente, prima di empatia, la motivazione principale è che non c’è bellezza. La gente non si nutre più di bellezza ma si nutre dell’abisso, delle cose più anguste possibili ma non quelle che tu suscitano suggestione, ma si nutre di tutto ciò che è acre, horror praticamente. Invece chi segue la poesia, è gente che ancora si emoziona, è ancora umana dentro, non si è trasformata in qualche presenza oscura. Oggi la bellezza è démodé, facciamola riemergere come Atlantide. Facciamoci riscaldare dai versi e dalla bellezza nelle sue variopinte sfumature.








