
Pollice “molto” verso, a sommesso ma fermo parere del sottoscritto, per l’Odissea di Christopher Nolan, che si potrebbe chiamare ( scimmiottando il tradizionale modo di definire la traduzione in Italiano del 1810, di Vincenzo Monti, della sempre omerica Iliade, quale “la bella infedele”) “la brutta inverosimile”: mille volte meglio lo sceneggiato televisivo, fatto in economia, di quasi 60 anni fa, in replica pomeridiana in questi giorni su Rai 3, diretto da Franco Rossi ( nelle immagini sotto), che annoverava fior di attori, giustamente tratti dal contesto antropologico originale greco-balcanico della vicenda, come Bekim Fehmiu o Irene Papas, nonché collaboratori scientifici come nientepopodimeno che il Premio Nobel italiano Giuseppe Ungaretti.
Nolan, il cui film pur incasserà, verosimilmente, il miliardo di Dollari previsto a fronte di un investimento di 250 milioni ( piú altri 125 per promozione e commercializzazione), merita critiche in particolare per il casting, la modernizzazione del linguaggio e il pesante stravolgimento del mito omerico. L’assenza di attori greci e le scelte di cast (in particolare la messicano-keniota Lupita Nyong’o nella parte di Elena-Clitennestra e Tom Holland nella parte di Telemaco nonché dello stesso, assai poco “vocato”, Matt Demon in quella di Ulisse) hanno suscitato forti dibattiti su rappresentazione e credibilità epica. I puristi hanno giustamente stroncato l’uso di accenti statunitensi e dialoghi moderni, uniti ad inesattezze storiche nei costumi.
Sul piano tematico, Nolan è stato parimenti giustamente accusato di aver snaturato l’opera, trasformando Ulisse in un eroe cupo e tormentato da Sindrome Post Traumatica( PTSD) moderna e privando la storia dell’erotismo, del senso di meraviglia e della carne tipici di Omero. Infine, la regia ha subito le classiche contestazioni nolaniane: messaggio audio assordante con dialoghi poco udibili e un ritmo narrativo percepito da alcuni come una serie di scene spettacolari ( e spesso inverosimili come quella dei Lestrigoni) ma frammentate. Altro che Peter Jacksoon nella fedelissima Trilogia de “Il Signore degli Anelli” di tanti anni fa: qui siamo di fronte a tremila anni di Storia e di Letteratura epica classiche stravolti in chiave di Cultura Woke (attualmente prevalente fra le Star miliardarie di Hollywood) in poco meno di tre ore di visione (costate, appunto, 375 milioni di Dollari per poterne incassare il triplo).







