
La Specularità tra il Partito Comunista d’Italia e il Partito bolscevico russo: Un’Analisi delle Correnti e dei Leader
Introduzione
Il Partito Comunista d’Italia (PCd’I), fondato nel 1921 a Livorno, nacque sotto l’influenza diretta del Partito bolscevico russo e della Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Le dinamiche interne al PCd’I rispecchiarono in molti aspetti quelle presenti all’interno del partito bolscevico, con correnti politiche che si confrontavano e si scontravano su questioni strategiche e ideologiche. Nella storia del comunismo italiano, i protagonisti principali, come Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, trovarono paralleli significativi con le figure di spicco del comunismo sovietico, da Lev Trotsky a Nikolaj Bucharin, passando per Lenin e Stalin.
Esplorare questa specularità aiuta a comprendere meglio le dinamiche interne dei due partiti e le correnti che si svilupparono al loro interno, con differenze tattiche e ideologiche che riflettevano la lotta globale per l’egemonia comunista.
Antonio Labriola e il Marxismo: Il parallelo con Marx
Antonio Labriola, teorico socialista e figura prominente del socialismo italiano, può essere considerato il “Marx” del contesto italiano. Sebbene non comunista in senso stretto (morì nel 1904), Labriola fu uno dei maggiori esponenti del pensiero marxista in Italia, e la sua influenza sul movimento operaio e socialista è paragonabile a quella che Karl Marx ebbe sul movimento operaio internazionale.
Labriola, come Marx, fu un sostenitore della lotta di classe come motore della storia e sostenne l’emancipazione della classe lavoratrice attraverso la rivoluzione. Tuttavia, la sua influenza sul Partito Comunista d’Italia fu più teorica che pratica, con molti dei suoi scritti che influenzarono le prime generazioni di marxisti italiani, inclusi Bordiga e Gramsci.
Amadeo Bordiga e la Sinistra del Partito: Il parallelo con Trotsky
Amadeo Bordiga, fondatore e leader della sinistra del PCd’I, rappresentava l’anima più rivoluzionaria e intransigente del comunismo italiano. Bordiga si opponeva al parlamentarismo e all’idea di compromesso con le istituzioni borghesi, rifiutando ogni forma di partecipazione a governi borghesi e promuovendo l’insurrezione come unica via per la rivoluzione proletaria. Queste posizioni lo pongono in parallelo con Lev Trotsky, leader della sinistra del Partito Bolscevico e teorico della rivoluzione permanente.
Come Trotsky, Bordiga credeva che la rivoluzione comunista dovesse essere internazionale (Internazionalismo) e non limitarsi ad una singola nazione (Socialismo in un solo Paese), e che la rivoluzione in Italia fosse parte integrante di un processo globale. Entrambi si opposero alle politiche più pragmatiche e centralizzatrici che venivano sostenute dal centro dei rispettivi partiti (Stalin nel caso di Trotsky e Togliatti nel caso di Bordiga), vedendo in esse un tradimento degli ideali rivoluzionari e internazionalisti.
Antonio Gramsci e Lenin: La guida della Rivoluzione
Il parallelo tra Antonio Gramsci e Vladimir Lenin è forse il più evidente. Gramsci, come Lenin, incarnò l’intellettuale rivoluzionario capace di unire la teoria e la pratica politica. Come Lenin, Gramsci credeva nella necessità di un partito d’avanguardia che guidasse la classe operaia verso la rivoluzione e la dittatura del proletariato.
Per Gramsci, come per Lenin, la rivoluzione non si sarebbe realizzata spontaneamente dal basso, ma sotto la guida di una classe dirigente di partito.
Gramsci vide nella struttura del partito un elemento fondamentale per il successo della rivoluzione, adottando una visione strategica che mirava a utilizzare le istituzioni dello Stato borghese, come il parlamento, come strumenti per avanzare la causa socialista. Proprio come Lenin, che aveva adattato il marxismo alle condizioni specifiche della Russia, Gramsci sviluppò un marxismo italiano che si concentrava sull’egemonia culturale e sulla capacità della classe operaia di ottenere il consenso delle masse attraverso la conquista delle istituzioni culturali e politiche.
A differenza di Marx, dove le strutture sociali influenzano la natura delle sovrastrutture (come la cultura e l’ideologia dominante); Gramsci sosteneva che una sovrastruttura (come l’egemonia culturale e ideologica) potesse modificare la società capitalista e borghese, e non il contrario.
Palmiro Togliatti e Stalin: Il Centro del Partito
Palmiro Togliatti, considerato il grande organizzatore e dirigente del PCd’I, è spesso paragonato a Joseph Stalin, non tanto per le tendenze autoritarie (sebbene Togliatti fosse fortemente legato a Stalin), quanto per il ruolo che giocò come mediatore e stratega all’interno del partito.
Come Stalin nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Togliatti si posizionò al centro del PCd’I, cercando di bilanciare le correnti più estremiste e quelle più moderate. Sposò infatti sia l’idea della sinistra bolscevica di Trotsky, riguardo l’attuazione della collettivizzazione e dell’industrializzazione forzata, che l’idea della destra bolscevica di Bucharin, pensando di attuare il Socialismo in un solo Paese.
Sotto la sua guida, il PCd’I si avvicinò al modello centralizzato del Comintern e all’ortodossia stalinista, sostenendo una rigida disciplina di partito e il centralismo democratico. Togliatti promosse un comunismo più pragmatico, pronto a scendere a compromessi con altre forze politiche e a sfruttare ogni spazio disponibile nel sistema parlamentare per avanzare la causa socialista.
Angelo Tasca e Bucharin: Il Comunismo di Destra
Infine, il parallelo tra Angelo Tasca e Nikolaj Bucharin si inserisce perfettamente nel quadro di questa specularità. Tasca, come Bucharin all’interno del Partito bolscevico, rappresentava l’ala destra del Partito Comunista, sostenendo una linea più moderata e gradualista per la transizione al socialismo.
Proprio come Bucharin proponeva un’alleanza con i contadini e una maggiore tolleranza verso l’economia di mercato per garantire una transizione pacifica al socialismo nell’Unione Sovietica, Tasca proponeva un comunismo più aperto e meno intransigente rispetto alla linea rivoluzionaria di Gramsci e Togliatti. Tasca credeva che il socialismo potesse essere raggiunto anche attraverso compromessi e alleanze con le forze riformiste del PSI, una posizione che lo rese sempre più isolato nel PCd’I e che alla fine lo portò all’espulsione dal partito nel 1929, proprio come Bucharin fu emarginato e successivamente eliminato durante le purghe staliniane.
Conclusioni: Una specularità quasi “religiosa”
Le dinamiche interne del Partito Comunista d’Italia riflettono le lotte ideologiche che ebbero luogo all’interno del Partito bolscevico russo. Le figure di spicco del comunismo italiano, come Bordiga, Gramsci, Togliatti e Tasca, trovarono i loro paralleli in Trotsky, Lenin, Stalin e Bucharin, replicando a livello nazionale le stesse divisioni tra rivoluzionari intransigenti, pragmatici centralizzatori e gradualisti moderati.
Questo processo di specularità tra i due partiti evidenzia come la Rivoluzione d’Ottobre e il modello sovietico abbiano influenzato profondamente il comunismo internazionale, compreso quello italiano. Generando nei singoli partiti comunisti delle situazioni analoghe.
Questo è dovuto ad un approccio dogmatico del socialismo rivoluzionario, il quale fece del pensiero comunista una religione laica, andando così ad emulare tutti i simboli, le ritualità, i martiri e i miti di una fede religiosa intransigente verso il prossimo.
In questa ricerca spasmodica di purezza ideologica, si corre il rischio, come diceva il buon Nenni che : «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura». Questo aforisma, applicato alla storia del Novecento, ci chiarisce molti aspetti della violenza e dell’intolleranza ideologica scaturita dal dogmatismo religioso di certi comunisti.
In definitiva, la storia del Partito Comunista d’Italia non può essere compresa appieno senza tener conto di questa specularità con il Partito bolscevico russo, che ha modellato il pensiero e le azioni dei principali protagonisti della sinistra italiana del XX secolo.








