
Michela Murgia
Viviamo in un’epoca molto polarizzata di conflitti, alimentati dagli scontri sui social network.
Capita così che movimenti dai principi sani si trasformino in terra di fanatismi e intolleranza
verbale che non di rado tracima in violenza urbana durante le manifestazioni pubbliche. In
questo caso analizziamo la deriva integralista che ha assunto in molti casi la comunità quasi
messianica fiorita attorno al personaggio di Michela Murgia, scrittrice e ideologa del
movimento femminista, venuta a mancare all’affetto dei suoi seguaci nel 2023.
Come in ogni movimento, anche nel femminismo esistono tante sfumature ma, con estrema
semplificazione, facciamo qui il confronto tra i due modelli principali il femminismo liberale
(spesso associato storicamente alla “prima e seconda ondata” e a figure dell’Illuminismo e del
liberalismo) e il femminismo intersezionale (la corrente contemporanea in cui si inseriva
Michela Murgia). Tale contrapposizione rappresenta una delle fratture ideologiche più
profonde del dibattito politico attuale. Mentre il primo cerca l’uguaglianza dentro il sistema
esistente, il secondo vede il sistema stesso come un nemico intrinsecamente corrotto da
abbattere.
Ecco una mappa dettagliata delle differenze strutturali tra i due modelli, divisa per nodi
concettuali:
- La concezione della natura umana: Biologia vs. Costruttivismo
- Femminismo Liberale: Riconosce l’esistenza di differenze biologiche, psicologiche e
antropologiche tra i sessi. Il suo obiettivo non è azzerare le diversità naturali, ma garantire
che tali diversità non si traducano in gabbie legali, sociali o economiche. Uomini e donne
sono diversi, ma devono avere lo stesso valore e gli stessi diritti davanti alla legge. - Femminismo Intersezionale (Murgia): Abbraccia il costruttivismo radicale. La biologia è
considerata una variabile secondaria o, nei casi più estremi, una sovrastruttura usata per
giustificare l’oppressione. Il genere è interamente una performance culturale. Non esistono
“istinti maschili o femminili”, ma solo ruoli imposti dall’educazione e dal linguaggio.
- Il focus politico: Individuo vs. Struttura (Il Patriarcato)
- Femminismo Liberale: È focalizzato sull’individuo. Chiede l’emancipazione della singola
donna attraverso il merito, l’istruzione, l’indipendenza economica e la parità di accesso alle
carriere (es. quote rosa come correttivo temporaneo, parità salariale). Il successo di una
donna è una vittoria per tutte. - Femminismo Intersezionale (Murgia): È focalizzato sulla struttura. Ritiene che la società
non sia un insieme di individui, ma un sistema di oppressione interconnesso (la matrice
“patriarcale, capitalista, eteronormativa, abilista e razzista”). Secondo questa visione, una
donna che ha successo nel sistema capitalistico (come un’amministratrice delegata o una
leader politica conservatrice) non sta emancipando le donne, ma sta collaborando con il
patriarcato.
- L’Intersezionalità e le priorità delle battaglie
- Femminismo Liberale: Ha un obiettivo chiaro e mirato: eliminare le discriminazioni basate
sul sesso biologico. È un movimento tendenzialmente universale e inclusivo per le donne di
ogni estrazione sociale e orientamento politico. - Femminismo Intersezionale (Murgia): Il termine (coniato da Kimberlé Crenshaw) indica
che le oppressioni non viaggiano da sole. Una donna non è oppressa solo in quanto donna,
ma la sua esperienza cambia se è nera, lesbica, povera, trans o disabile. Murgia applicava
questo schema unendo il femminismo alla causa LGBTQIA+ (da qui la “famiglia queer”) e
alle lotte della sinistra radicale. Questo crea una piramide della vittimizzazione in cui le
priorità non sono più i diritti delle donne in senso biologico, ma la distruzione di tutte le
gerarchie sociali.
- Il metodo: Integrazione vs. Decostruzione (e “Cancel Culture”)
- Femminismo Liberale: Usa gli strumenti della democrazia liberale: riforme legislative,
dialogo, persuasione razionale, dibattito pubblico aperto al dissenso. Cerca l’alleanza con gli
uomini su basi di comune cittadinanza. - Femminismo Intersezionale (Murgia): Usa il metodo della decostruzione. Poiché la
lingua e la cultura sono considerate armi del patriarcato, l’unica soluzione è smantellarle. Da
qui l’ossessione murgiana per la riscrittura del linguaggio (lo schwa, la critica feroce a
espressioni quotidiane). Chi non si adegua a questa riscrittura viene categorizzato come
oppressore. Il dissenso non è un’opinione diversa, ma una violenza strutturale da silenziare
(meccanismo della cancel culture).

Perché il modello di Murgia genera la percezione di “dogma” rispetto a
quello liberale?
Il femminismo liberale, per sua natura, lascia spazio alla scelta: una donna può scegliere di fare
la manager o la madre a tempo pieno, e la biologia è un dato di realtà con cui convivere.
Il femminismo intersezionale di Murgia, invece, avendo l’ambizione totalizzante di spiegare
ogni dinamica umana attraverso la lente del potere e dell’oppressione, non ammette neutralità.
Se una donna sceglie la famiglia tradizionale, per l’intersezionalità è vittima di “falsa
coscienza” o condizionamento. È questo impianto ideologico rigido — che non prevede
l’esistenza di una natura umana libera da dinamiche di sottomissione — a dare a chi osserva
dall’esterno l’impressione di un catechismo ideologico dogmatico, molto simile a quello delle
ortodossie religiose.
ANALOGIA CON I REGIMI AUTORITARI O TEOCRATICI
E’ universalmente riconosciuto che l’ignoranza (o la malafede) e il fanatismo sono il terreno
fertile di ogni tirannia, e ciò è applicabile ad ogni movimento estremista. Come abbiamo visto
nella Storia sono semi di pensiero che, nei casi più estremi, possono evolversi in regimi
dittatoriali o teocratici. Per fortuna nel mondo non sono tutti estremisti o integralisti, ma la
polarizzazione esasperata causa gravi danni sociali anche quando non diventa regime:
- erosione della fiducia interpersonale e istituzionale,
- degrado della qualità del dibattito pubblico (sostituzione dell’argomento con lo scontro identitario),
- effetto “chilling” sulla libertà di espressione informale (autocensura per paura di essere bersaglio, anche senza censura di stato),
- radicalizzazione reciproca via effetto specchio (l’estremismo di un fronte alimenta quello del fronte opposto).
Questo è documentato ampiamente dalla letteratura sulla polarizzazione affettiva (affective
polarization) è un campo di studio consolidato nelle scienze politiche, non un’opinione.
Il nucleo filosofico e politico di uno dei più grandi dibattiti contemporanei è lo scontro tra il
modello costruttivista (su cui si basa il pensiero femminista di Michela Murgia) e il
modello biologico/antropologico. L’analogia storica con i regimi autoritari o teocratici
descrive con precisione il rischio del “messianismo sociale”: l’idea che l’essere umano sia
una tabula rasa completamente plasmabile dalla cultura, dalla lingua e dall’educazione,
ignorando i vincoli biologici, evolutivi e psicologici della specie.
Il costruttivismo radicale e la “Tabula Rasa”
Michela Murgia, in linea con i Gender Studies anglosassoni e il post-strutturalismo francese,
partiva dall’assioma che la stragrande maggioranza dei comportamenti maschili e femminili
siano “costruzioni sociali” finalizzate al mantenimento del potere (il patriarcato).
Il focus esclusivo sulla cultura: Nel suo saggio Stai Zitta, così come nei suoi interventi,
l’accento è posto interamente su come il linguaggio e i condizionamenti infantili creino le
differenze di genere.
Il limite scientifico: Questo approccio tende effettivamente a ignorare o a considerare
irrilevanti i dati della neurobiologia, della genetica e della psicologia evoluzionistica, che
dimostrano come uomini e donne abbiano, in media, predisposizioni biologiche, ormonali e
cognitive differenti (ad esempio nella gestione dello stress, nell’orientamento agli interessi
rispetto alle persone, o nella selezione dei partner). Per i costruttivisti, ammettere queste basi
biologiche equivale a legittimare le discriminazioni storiche.
Il parallelismo con l’ingegneria sociale dei regimi
Il richiamo alle dittature e alle teocrazie risiede nel concetto di ingegneria sociale.
- La pretesa di rieducazione: Sia il comunismo sovietico (con l’idea dell’ “Uomo Nuovo” che doveva cancellare l’istinto individualista e proprietario), sia le teocrazie (che pretendono di cancellare la pulsione sessuale o l’autodeterminazione attraverso il dogma) condividono l’illusione che la propaganda e la punizione sociale possano piegare l’istinto naturale.
- La “neolingua”: Nei regimi, il controllo della lingua è fondamentale per impedire i pensieri non allineati (come descritto da Orwell in 1984). Quando la comunità murgiana o i sostenitori della fluidità di genere insistono sul modificare rigidamente il vocabolario (schwa, asterischi, riscrittura dei termini familiari), l’osservatore esterno percepisce lo stesso meccanismo: l’illusione che cambiando le parole si possa forzare la natura umana a cambiare direzione.
La negazione dell’antropologia e la “famiglia queer”
Un esempio lampante è la teorizzazione murgiana della famiglia queer (un nucleo basato sulle
affinità elettive e non sui legami biologici di sangue o di coppia tradizionale).
- Utopia vs. Realtà evolutiva: Da un punto di vista antropologico, la famiglia nucleare, la genitorialità biologica e l’attaccamento madre-figlio non sono invenzioni culturali del capitalismo o del patriarcato, ma strutture antropologiche primarie che garantiscono la sopravvivenza della specie da millenni.
- Il cortocircuito: Proporre un modello in cui la biologia è totalmente azzerata e sostituita da contratti emotivi e sociali revocabili viene percepito come un esperimento ideologico che nega la natura stessa dei legami umani fondamentali.
Perché si percepisce questa violenza ideologica?
Quando un movimento culturale pretende di risolvere questioni complesse riducendo tutto a un “problema di educazione”, finisce inevitabilmente per colpevolizzare chi non si adegua. Se un uomo o una donna manifestano comportamenti o desideri perfettamente in linea con i loro istinti biologici o con i ruoli tradizionali, l’ideologia non lo accetta come una scelta naturale, ma lo bolla come il risultato di un “indottrinamento patriarcale” da eradicare.
È proprio questo rifiuto della complessità scientifica e biologica, sostituito da una fede
incrollabile nel potere terapeutico e normativo della cultura, a generare in chi osserva
dall’esterno quell’inquietante sensazione di fanatismo dogmatico a cui accennavi.
LA REAZIONE DEL MONDO SCIENTIFICO
La reazione del mondo scientifico – in particolare delle neuroscienze, della psicologia
evoluzionistica e della genetica del comportamento – nei confronti del costruttivismo
radicale (e delle teorie di genere derivate) è di netta e profonda contrapposizione.
Mentre il costruttivismo radicale liquida le differenze tra maschi e femmine come meri
“prodotti culturali” o imposizioni educative del patriarcato, la scienza biologica definisce
questa visione come un’utopia ideologica smentita dai dati empirici. Scienziati di fama
mondiale (come Steven Pinker, Simon Baron-Cohen, David Buss o Alice Eagly) hanno
ampiamente dimostrato che l’essere umano non è una tabula rasa.
Le principali obiezioni scientifiche al costruttivismo radicale si articolano su tre livelli
fondamentali:
La Psicologia Evoluzionistica: il cervello non è una Tabula Rasa
La psicologia evoluzionistica spiega che il cervello umano si è evoluto per selezione naturale
nel corso di milioni di anni, rispondendo a pressioni ambientali diverse per maschi e femmine.
- Strategie riproduttive asimmetriche: Le donne investono biologicamente moltissimo nella
riproduzione (gravidanza, allattamento, un solo ovulo al mese); gli uomini investono
potenzialmente molto meno (milioni di spermatozoi al giorno). Questa asimmetria biologica
ha generato, in millenni di evoluzione, psicologie e comportamenti innati differenti nella
selezione del partner, nella gestione del rischio e nella propensione all’aggressività
competitiva. - Universalità antropologica: Se le differenze di genere fossero solo costrutti culturali
occidentali o patriarcali, dovremmo trovare società in cui i ruoli e gli istinti biologici sono
invertiti. L’antropologia e la psicologia cross-culturale dimostrano invece che in ogni cultura
umana conosciuta, gli uomini mostrano in media una maggiore propensione al rischio e alla
competizione intrasessuale, mentre le donne mostrano una maggiore inclinazione media alle
attività di cura e alla coesione sociale.
Le Neuroscienze: il dimorfismo sessuale cerebrale
Le neuroscienze moderne rifiutano l’idea che il cervello maschile e quello femminile siano
identici alla nascita e vengano differenziati solo dai giocattoli o dai colori delle camerette.
- Ormoni prenatali: Già nell’utero materno, i picchi di testosterone nel feto maschio
modificano la struttura cerebrale. Studi sui neonati (a poche ore dalla nascita, quindi prima
di qualsiasi condizionamento sociale) dimostrano che i neonati maschi tendono a guardare
più a lungo oggetti in movimento (stimoli meccanici), mentre le neonate femmine
preferiscono fissare i volti umani (stimoli sociali). - Il “Paradosso della parità di genere” (Gender Equality Paradox): È la prova empirica
più devastante per il costruttivismo. Studi sociologici e scientifici su larga scala hanno
dimostrato che nei Paesi con la maggiore parità di genere e welfare al mondo (come la
Norvegia o la Svezia), dove lo Stato fa di tutto per eliminare gli stereotipi educativi, le
differenze nelle scelte di carriera tra uomini e donne aumentano invece di diminuire.
Le donne scelgono ancora più massicciamente professioni sanitarie e umanistiche, mentre
gli uomini scelgono l’ingegneria e la tecnologia. Quando le persone sono totalmente libere
da pressioni economiche e sociali, i loro interessi biologici innati si manifestano al massimo
grado.
La Genetica del Comportamento: i gemelli e le patologie
- Studi sui gemelli: Ricerche su gemelli identici separati alla nascita dimostrano che i tratti
della personalità, gli interessi professionali e l’orientamento di genere hanno una fortissima
componente ereditaria (tra il 40% e il 70%), del tutto indipendente dall’ambiente familiare o
educativo in cui sono cresciuti. - Casi clinici tragici (Il caso John/Joan): Negli anni ’60, il sessuologo costruttivista John
Money teorizzò che l’identità di genere dipendesse solo dall’educazione. Convinse i genitori
di David Reimer, un bambino che aveva perso il pene in un incidente di circoncisione, a
crescerlo come una femmina (Brenda), assecondando la chirurgia. Nonostante l’educazione
rigidamente femminile e l’occultamento della verità, David rifiutò da sempre i
comportamenti femminili, soffrì di gravissime depressioni e, scoperta la verità da
adolescente, tornò a vivere come uomo, morendo poi suicida. Questo caso clinico ha segnato
la fine della credibilità scientifica del costruttivismo radicale sull’identità di genere

Conclusione: Il “Negazionismo Biologico”
La comunità scientifica accetta l’idea che la cultura possa amplificare, mitigare o regolare le
differenze biologiche (nessun neuroscienziato nega l’importanza dell’ambiente). Tuttavia,
accusa il costruttivismo radicale di negazionismo biologico.
Ridurre l’essere umano a una creta plasmabile dalla politica o dal linguaggio non è scienza: è
una dottrina sociopolitica. Ed è proprio questo rifiuto della realtà scientifica in nome del
dogma ideologico che, come notavi nel tuo precedente intervento, accomuna storicamente il
costruttivismo radicale ai tentativi di ingegneria sociale dei regimi autoritari
ESPERIMENTI SUI PRIMATI
L’analisi delle preferenze nei giochi dei primati non umani costituisce uno dei filoni di ricerca più
solidi ed empirici per smontare il costruttivismo radicale. Poiché le scimmie non sono esposte alla
televisione, al marketing dei giocattoli, ai colori rosa o azzurro, né alle aspettative sociali del
“patriarcato”, il loro comportamento offre uno sguardo puro sulle basi biologiche innate delle
preferenze maschili e femminili.
Gli esperimenti più celebri e replicati in questo campo sono stati condotti principalmente su
due specie di primati: i vervetti (Chlorocebus pygerythrus) e i macachi rhesus (Macaca
mulatta).
Ecco cosa è emerso da queste ricerche scientifiche:
L’esperimento pionieristico sui Vervetti (Gerianne Alexander e MelissaHines, 2002)
In questo studio fondamentale, i ricercatori hanno introdotto diversi tipi di giocattoli all’interno
di una colonia di scimmie vervette, osservando il tempo di interazione di ogni esemplare. I
giocattoli erano divisi in tre categorie:
- Giocattoli “maschili”: Una macchinina e una palla (oggetti che implicano movimento nellospazio e propulsione).
- Giocattoli “femminili”: Una bambola di pezza e una pentolina (oggetti che richiamano la cura o l’interazione sociale).
- Giocattoli “neutri”: Un libro illustrato e un cane di peluche.
I risultati:
I maschi di vervetto hanno passato significativamente più tempo a giocare con la macchinina e
la palla rispetto alle femmine. Al contrario, le femmine hanno dedicato molto più tempo alla
bambola e alla pentolina. Di fronte ai giocattoli neutri (il libro e il peluche), maschi e femmine
hanno mostrato lo stesso livello di interesse, senza differenze statistiche.
La replica sui Macachi Rhesus (Janice Hassett, Erin Siebert e Kim Wallen, 2008)
Per escludere che il fenomeno fosse limitato a una sola specie, i ricercatori del Yerkes National
Primate Research Center hanno ripetuto l’esperimento con i macachi rhesus, una specie
filogeneticamente più vicina all’uomo e con strutture sociali complesse. Ai macachi sono stati
offerti giocattoli con ruote (camioncini) e giocattoli di peluche (morbidi e antropomorfi).
I risultati:
I dati hanno confermato pienamente lo studio precedente. I maschi hanno mostrato una
preferenza schiacciante e quasi esclusiva per i giocattoli a ruote, ignorando i peluche. Le
femmine, invece, hanno mostrato una flessibilità maggiore, ma con una spiccata preferenza per
i peluche, che spesso stringevano al petto o accudivano come se fossero cuccioli della propria
specie.
Le spiegazioni neuro-evolutive dei risultati
Gli scienziati hanno identificato precise ragioni evolutive e biologiche dietro queste preferenze
spontanee, spiegazioni che collegano direttamente il comportamento delle scimmie a quello dei
bambini umani:
A.Spazialità e caccia vs. Contatto e cura
- I maschi (Propensione meccanica): Oggetti come le macchinine o le palle stimolano l’elaborazione visiva legata al movimento nello spazio, alla traiettoria e alla manipolazione di oggetti inanimati. In natura, queste abilità cognitive sono fondamentali per la caccia, la difesa del territorio e i combattimenti intrasessuali.
- Le femmine (Propensione sociale): Gli oggetti con sembianze umane o animali (bambole e peluche) attivano i circuiti cerebrali della cura e dell’attaccamento. Le femmine di primate possiedono un forte istinto innato verso le caratteristiche infantili (volto, occhi grandi, forme arrotondate), cruciale per la sopravvivenza della prole.
B.Il ruolo del testosterone prenatale
- Il legame causale tra la biologia e queste scelte è stato confermato da successivi studi endocrinologici. Le femmine di macaco che erano state esposte a livelli elevati di testosterone durante la vita intrauterina (un fenomeno che mima l’esposizione ormonale maschile) mostravano, una volta nate, preferenze per i giochi maschili del tutto identiche a quelle dei maschi biologici.
Conclusioni per il dibattito sul genere
Questi esperimenti dimostrano che le preferenze di genere nei giochi non sono il risultato di
una “costruzione sociale” o di una forzatura educativa, ma sono proprietà emergenti della
biologia dei primati, uomo compreso.
Quando la sociologia costruttivista (e figure come Michela Murgia) sostiene che una bambina
sceglie la bambola e un bambino la ruspa solo perché indottrinati dai genitori o dagli stereotipi
della società, compie un errore metodologico: ignora che quel medesimo comportamento si
manifesta in natura in specie totalmente prive di cultura umana, di linguaggio e di
condizionamenti commerciali.
INFLUENZE DERIVATE DALLA FORMAZIONE DI MICHELA MURGIA
Qui entriamo invece nel campo della pura speculazione, senza elementi di studio concreti. La
domanda è: perché il pensiero di Michela Murgia tende a minimizzare se non addirittura a
ignorare l’incidenza della ricerca scientifica sullo sviluppo della personalità, deputando tutto
all’educazione dell’individuo? C’è un aspetto biografico cruciale che ci incoraggia a indagare
sulla forma mentis della scrittrice che ha influenzato lo sviluppo delle sue teorie: la sua
formazione scolastica e accademica ha seguito un percorso peculiare, lontano dal classico iter
umanistico-scientifico (Liceo e Università statale).
Murgia si è diplomata all’Istituto Tecnico Commerciale “Lorenzo Mossa” di Oristano e ha
poi frequentato l’Istituto di Scienze Religiose della stessa diocesi (studi teologici orientati
all’insegnamento della religione). Questa specifica traiettoria formativa getta una luce
interessante sul suo approccio intellettuale, evidenziando tre dinamiche che spiegano la
tendenza a “minimizzare o negare” ciò che si trova al di fuori del proprio orizzonte di studi.
Come si dice spesso, tra il serio e il faceto, se hai un malanno e ti rivolgi a un cardiologo,
tenderà a ricondurlo all’apparato cardiovascolare, un osteopata all’apparato muscolo-
scheletrico, un neurologo al sistema nervoso. Siamo tutti condizionati da ciò che conosciamo
meglio.
La mancanza dell’interdisciplinarità scientifica e umanistica
Il liceo classico, lo scientifico e le facoltà universitarie statali (come Filosofia, Storia, Lettere o
le discipline STEM), pur con tutti i loro limiti, abituano al metodo critico comparativo e al
rigore metodologico della falsificabilità scientifica.
- Il limite tecnico: Gli studi tecnici forniscono competenze fortemente pragmatiche, logico-
funzionali e burocratiche, ma non offrono gli strumenti per decodificare la complessità della
storia delle idee, dell’antropologia o della biologia evolutiva. - Il “punto cieco”: Quando non si possiedono le basi storiche e scientifiche di una disciplina
(come la genetica, la psicologia evoluzionistica o le neuroscienze), si tende a considerarle
irrilevanti o a derubricarle a meri “pregiudizi”. Se l’unica lente che possiedi è quella
socioculturale, interpreti l’intero universo biologico come se fosse un costrutto sociale.
La struttura del pensiero teologico applicata alla militanza
La teologia non è la filosofia. Mentre la filosofia interroga il dubbio, la teologia (specialmente
quella pastorale o legata alle scienze religiose diocesane) parte da una Verità rivelata (il
Dogma) e usa la logica e il linguaggio per argomentarla, difenderla o calarla nella realtà.
- L’approccio fideistico: Murgia ha trasposto questa precisa struttura mentale nella sua
militanza politica. Sostituito il dogma cattolico con il dogma del costruttivismo di genere (il
patriarcato come causa unica di ogni male), ha applicato la sua straordinaria capacità retorica
ed esegetica per difendere quella tesi, non per metterla in discussione. - La “Predicazione”: Chi la ascoltava non assisteva a un dibattito scientifico basato su dati
empirici, ma a una vera e propria omelia laica, dove il dissenso non era un errore di calcolo
o una diversa interpretazione dei dati, ma un’eresia morale.
La sindrome dell’autodidatta: l’iper-specializzazione ideologica
Murgia è stata un’autodidatta in moltissimi campi (dalla critica letteraria alla sociologia di
genere). Gli autodidatti brillanti e intelligenti rischiano spesso di sviluppare un’asimmetria
cognitiva: approfondiscono enormemente i testi che confermano la loro visione del mondo (nel
suo caso, i Gender Studies e il femminismo intersezionale), ignorando completamente la
letteratura scientifica contraria.
- Il meccanismo di difesa: Di fronte a prove scientifiche o antropologiche che minacciano di far crollare l’intero impianto teorico (come gli esperimenti sui primati o il paradosso scandinavo), l’istinto dell’intellettuale ideologizzato non è studiarle per integrarle, ma negarle preventivamente, bollandole come “scienza patriarcale” o “propaganda della destra”.
In sintesi
Come avviene per tutti noi, il suo background ha di certo pesato fortemente. La transizione da
un istituto tecnico a una scuola teologica diocesana l’ha privata di quella consuetudine al
dubbio metodologico e all’interdisciplinarità scientifica che frena gli intellettuali dal produrre
teorie totalizzanti.
Non avendo mai dovuto misurare le proprie tesi sociologiche con il principio di realtà delle
scienze dure o dell’antropologia biologica, ha finito per considerare la cultura e l’educazione
come l’unica forza motrice dell’essere umano, ignorando la biologia semplicemente perché non
faceva parte del suo kit di attrezzi intellettuali.
L’EREDITA’ MESSIANICA DI MICHELA MURGIA
Giungiamo alla questione più spinosa. Come ha fatto la sua vocazione di “guru” matriarcale a
trasformare i suoi estimatori in una sorta di discepoli? Ecco le ragioni principali da cui può
derivare la percezione di forte “ortodossia” o fervore quasi religioso tra la sua comunità
(spesso definita la Purple Square o comunità “queer” murgiana):
Il linguaggio condiviso e i codici identitari
Murgia ha introdotto e popolarizzato un lessico molto specifico e denso (concetti come il
“patriarcato”, la “famiglia queer”, la decostruzione dei ruoli di genere, l’uso dello schwa).
- L’effetto comunità: Quando un gruppo adotta un linguaggio specialistico molto rigido, chi
è all’esterno può percepire i membri come “indottrinati”. - I segnali di appartenenza: L’uso rigoroso di questi termini funge da segnale di
riconoscimento identitario. Chi non li usa o li critica viene spesso percepito dalla comunità
come un oppositore, creando una barriera netta tra “noi” (gli illuminati) e “loro” (il resto del
mondo).
La dimensione etica, dogmatica e “sacrale”
La militanza di Michela Murgia non era solo politica, ma profondamente etica e legata a una
visione del mondo radicale. Avendo una forte formazione teologica (è stata insegnante di
religione), Murgia utilizzava spesso strutture narrative, parabole e una retorica che
richiamavano la predicazione e il rigore morale.
- Valori non negoziabili: Temi come il femminismo intersezionale e i diritti LGBTQIA+
sono trattati dalla sua comunità come assiomi morali assoluti. - La percezione esterna: Quando il dibattito si sposta dal piano del confronto politico a
quello del “giusto contro sbagliato” (o bene contro male), l’interlocutore esterno percepisce
un atteggiamento dogmatico e privo di sfumature, tipico dei movimenti religiosi o settari.
La figura del “Faro Intellettuale” e il culto della personalità
Murgia è stata una figura carismatica, dotata di una straordinaria capacità comunicativa e di
una grandissima forza d’animo, dimostrata specialmente nella gestione pubblica della sua
malattia e della morte.
- La canonizzazione laica: Dopo la sua scomparsa nel 2023, la sua figura è stata idealizzata.
Le sue parole vengono spesso citate dai follower come testi sacri, incontestabili ed eterni. - La difesa a oltranza: Questo legame emotivo fortissimo fa sì che ogni critica (anche
minima o costruttiva) al suo pensiero venga vissuta dalla comunità come un attacco
personale alla memoria di una “martire” delle proprie battaglie, scatenando reazioni
difensive molto aggressive sui social.
La polarizzazione dei social network
La dinamica dei social (Instagram e X in primis, dove la comunità di Murgia è molto attiva)
esaspera i toni.
- Le “Echo Chambers” (Cassa di risonanza): Gli algoritmi creano bolle in cui le idee vengono costantemente confermate e radicalizzate. Chi fa parte di questa bolla tende a perdere il contatto con le sfumature del dibattito esterno.
- La cancel culture: Chi esprime dubbi sulle posizioni della comunità viene talvolta isolato o attaccato duramente (“asfaltato”, nel gergo social), alimentando l’idea esterna di un gruppo fanatico che non accetta il dissenso.
In sintesi: è fanatismo?
Non si tratta di una religione in senso letterale, ma di un movimento culturale e identitario
iper-coeso. La linea di demarcazione tra la forte passione per una causa (legittima) e
l’atteggiamento fideistico/dogmatico (che rifiuta il dialogo) è molto sottile. La sensazione
nasce proprio dal fatto che, all’interno di quella comunità, l’adesione alle idee di Murgia è
spesso vissuta come una scelta di vita totalizzante, emotiva e identitaria, e non solo come una
semplice opinione politica








Una analisi precisa e puntuale che offre numerosi spunti per una riflessione attenta.